Quando sono diventata mamma

1024 714 Stancamente Mamma

Quando sono diventata mamma, non avevo la più pallida idea di cosa fare. E non perché non mi fossi informata, ma perché non ero pronta, minimamente pronta a gestire tutte quelle emozioni dentro di me che io credevo non fossero giuste o comunque lecite da provare.

La prima era la paura, perché per molti mesi non mi sono sentita all’altezza della situazione, non mi sentivo capace di capire l’origine dei suoi pianti, non mi sentivo efficace in niente. Non avevo capito che i neonati piangono e basta, piangono perché non hanno altro modo di comunicare e che quel pianto non dipendeva dalla mia incapacità.

E poi a braccetto con la paura, andava l’inadeguatezza. Perché io per prima, con la testa piena di racconti, stereotipi, favole e scemenze, credevo che lo status di mamma mi avrebbe dato quell’istinto da rendermi in grado di capire tutto.

A me diventare madre non ha dato nessun super potere, e il rapporto con mio figlio è un divenire quotidiano a cui cerco di essere all’altezza, a suon di sbagli e di tentativi cerco il mio modo di esserci e di essere un adulto credibile ai suoi occhi. Altro non so, non saprei.

Mi consola il fatto che sa che per lui ci sono sempre, questo almeno credo di essere riuscita a farglielo capire.

Spesso quando ho provato a dire come mi sentivo, ho trovato attorno omertà, persone che ostentavano sicurezze che non avevano. E muri, perché le madri mentono continuamente su tutto. E non per poca onestà, per paura dei giudizi, quando i primi giudizi sono loro a darli a loro stesse.

Poi ho imparato la lezione: non dovevo cercare confronto con nessuno (anche perché non l’avrei avuto) e dovevo crescere, per me crescere ha significato accettare di non essere perfetta o non sempre come vorrei.

E che non ti salvi cercando risposte negli altri.

Accettare che i rapporti attorno a me non lo fossero. Fare uno, due, tre passi indietro rispetto alla vita del Mulino Bianco, e accettare la vita reale, nella sue sbavature, nei suoi momenti di stallo.

I pieni e i vuoti dell’esistenza.

Fino a capire che non perfezione è il posto dell’autenticità, delle relazioni reali. Ci ho messo anni a rendermene conto.

Oggi che la Giornata della Salute Mentale, mi sento di dire che se non vi sentite come vi dicono che è ‘normale’, non siete sbagliate e nemmeno fallate, ma solo persone in cammino.

E che essere felici, o quanto meno provare ad esserlo, conta più che essere perfetti.


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