Le aspettative che rovinano i rapporti

1024 682 Stancamente Mamma

Sono cresciuta figlia unica e con cugini lontani, e quando ho avuto un figlio avevo solo tante aspettative a fronte di nessuna esperienza diretta reale. Un po’ da mia madre, un po’ dalle mie zie, un po dalle persone che ho avuto modo di frequentare negli anni, ho sempre sentito ripetere alcune frasi come fossero veri e propri mantra: i bambini sono così, con i bambini si fa così. Come se “i bambini” fossero semplicemente un gruppo di persone di età variabile e non individui con probabili caratteristiche comuni (come gli adulti) ma per il resto completamente differenti l’uno dall’altro. Sono frasi che senti migliaia di volte nel corso della vita, pronunciate peraltro come fossero verità assolute e in qualche modo le interiorizzi, senza pensarci troppo, finché diventano quasi dati di fatto. Almeno, per me é stato così.

Poi é arrivato il mio di bambino e per fortuna ho dovuto fare i conti con il bambino che avevo in mente (e demolirlo), ovvero una semplice e semplicistica “rappresentazione” a fronte del bambino reale. Tanto per cominciare, il bambino reale non era uno che mangiava e dormiva. Mangiava e anche parecchio, ma di dormire non ne ha mai molto voluto sentir parlare. In quei casi, le persone che ti stanno attorno non sono spesso di grande aiuto, anzi peggiorano la situazione, sottolineando più o meno velatamente quanto quel comportamento sia distante da quello che “dovrebbe” essere, rendendo quel condizionale una sorta di “conditio sine qua non” per avere l’attestato di “bravo bambino”, ovvero la rappresentazione nella loro mente, probabilmente tramandata da decenni di altre rappresentazioni.

Poi, ad ingigantire certe rappresentazioni ci pensano i social, con tutte le loro storie. Viaggi intercontinentali senza fare una piega. In giro per le città e per musei a tre anni camminando per ore senza battere ciglio. Magari al gelo, o sotto il solleone. Coppie in forma, bambini sempre sorridenti, che si adattano a fare tutto. Sensazionali senza sforzo, così appaiono almeno da fuori molte coppie con figli piccoli sul Web. Sarà davvero così, magari la tua parte più ingenua e infantile ci vuole anche credere, finché avere un figlio non scopri tu che cosa comporta.Il tuo di figlio stranamente chiede di stare in braccio dopo cento metri di strada all’angolo di casa, tra l’edicola e il panettiere, e potresti anche essere a Manhattan nel ristorante più blasonato, ma lui vorrebbe le penne al sugo. Come sempre. E già arrivare in macchina in Liguria è stata una conquista. E poi c’è la coppia. Le coppie di Instagram hanno spesso un’aria beata. Eterei si vestono di bianco perché a loro non cadono mica addosso i biscotti, quelli si sbriciolano addosso solo a te (e a me).

Ecco, tutto questo per dire che tra i racconti di mamma, i miti della zia, le palle colossali dei social, il rischio di finire per credere a tutto questo é molto elevato, almeno, per me a un certo punto lo é stato. La nota positiva però é che c’é stato un punto di svolta che mi ha dato un bello scossone, come una doccia gelata, qualche giorno di vacanza, dopo due anni effettivamente molto pesanti per molti motivi. Dopo notti insonni, momenti delicati nelle famiglie di origine, riusciamo a prenotare qualche giorno di vacanza. Dentro di me ero certa che il bambino di allora due anni, sarebbe stato benissimo. In realtà, sono stati giorni da incubo, così pesanti che abbiamo perfino tentato di anticipare rimettendoci anche parecchi soldi, il volo di ritorno. Risvegli triplicati, mal sopportazione di caldo, insofferenza totale verso la sabbia e verso la piscina. Inappetenza e nervosismo a fior di pelle. Ma come mi diceva mia mamma al telefono, tutti i bambini passano le ore a giocare con la sabbia! Tutti, tranne uno, probabilmente. Pensavo io. Da quella vacanza sono tornata frastornata, certamente più stanca di prima. Ma anche molto più lucida, finalmente lucida su un punto che si é rivelato, almeno per me, un fattore chiave nel rapporto con mio figlio (che ora a sei anni e fa il bagno anche a 18 gradi in mare).

Basta farsi fregare dalle trappole, dalle cazzate, dalle storie e dalle rappresentazioni. Dalle leggende metropolitane. Da quella vacanza sono tornata pensando che con quella mentalità non avrei mai costruito il rapporto che volevo con mio figlio. Che non deve dormire come il vicino di casa, giocare con la sabbia come il cuginetto, iniziare a parlare all’età dell’amico dell’asilo. A me interessa conoscere lui, sapere chi è lui, fine. Da quel momento non mi é mai più importato sapere cosa facciano gli altri, in meglio o in peggio, ma solo che lui sapesse che gli voglio bene per come é. Le aspettative, quelle forse sono il nostro più grande problema e quelle che in qualche modo vanno a minare dal profondo la bellezza e la spontaneità dei nostri rapporti. Anche io forse un giorno non sarò ai suoi occhi la madre del Mulino Bianco, ma spero che ripensando a noi, riconosca semplicemente che nello spazio tra l’ideale e la realtà, c’era semplicemente la persona, quella che l’ha amato più di se stessa.

Se vuoi unirti al nostro gruppo privato “Stancamente Mamma / La stanza segreta”… CLICCA QUI

… Perchè nasce Stancamente Mamma

1 commento

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti