L’ultima festa di compleanno che ho organizzato per mio figlio mi sono sentita idiota. Ho fatto tutta una serie di cose di cui io stessa per prima non ero convinta: le ho fatte perché credevo facessero piacere a lui, salvo poi rendermi conto per tante ragioni che sono stati tempo e anche soldi buttati. Troppi.
Fosse stato per me avrei messo una torta su un tavolaccio del parco, che tanto se si è amici si è amici dappertutto e se non lo si è non lo si è da nessuna parte, ma in pieno inverno non era una scelta percorribile. Dalle mie parti le feste di compleanno sono diventate questioni di genitori, si invita o meno principalmente in base alle simpatie adulte. E sono le simpatie adulte che pilotano i rapporti dei bambini, finché almeno non sono abbastanza grandi da mandarti a quel paese.
Se mi stai simpatica, farò in modo che i nostri figli si prendano. Non standomi in quel momento simpatico nessuno, ho invitato tutta la classe, sempre per mio figlio. Salvo poi sentirmi dire due settimane dopo, non ti offendere eh, noi invitiamo solo femmine. Poi sempre dalle mie parti adesso va di moda offrire qualcosa anche i genitori, che anche se non li puoi vedere nessuno osa essere da meno.

Per puro perbenismo l’ho fatto anche io, sbagliando. Per quel principio che non puoi essere mica da meno. E alla fine la scemenza sovrana, recuperare una serie di cianfrusaglie come regali di fine festa: gomme, calamite e simili, che in tempo da record sono destinate a finire nel cestino.Nella maggior parte dei casi sono certa che quella roba finisca in pattumiera prima di salire in macchina.
E così, alla fine, mi sono ritrovata con la sensazione di aver fatto tanto, troppo, senza aver fatto necessariamente qualcosa di meglio. Di aver speso soldi per cose in cui non credevo e tempo per accontentare persone che, a pensarci bene, non avevo nessun bisogno di accontentare.
La prossima volta vorrei ricordarmi che una festa di compleanno dovrebbe essere soltanto questo: un bambino che compie gli anni e altri bambini felici di festeggiare con lui. Senza dover dimostrare niente a nessuno.
E soprattutto vorrei ricordarmi che fare qualcosa per mio figlio non significa necessariamente fare tutto quello che fanno gli altri. Perché forse, tra tutte le cose che gli posso regalare, c’è anche la libertà di non dover essere sempre come tutti gli altri. Mi ha invitato a parlarne il mitico Panorama.it, di seguito ricondivido l’articolo. Buona lettura!




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Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico
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