In molti abbiamo visto Ilia Malinin scivolare anzi precipitare dal podio assoluto all’ottavo posto dopo un’esibizione in cui sono emerse tensione, stanchezza e chissà cosa altro, che hanno portato questo ragazzo eccezionale fuori dall’Olimpo a cui sembrava predestinato.
A fare il giro del web però è stata l’immagine, quella in cui il padre, ex pattinatore e allenatore del figlio si disperava con le mani nei capelli alla fine dell’esibizione disastrosa.
Molti hanno notato che anziché tendere una mano verso il figlio caduto oggettivamente in un buco nero, abbia fatto prevalere la propria delusione e non sia stato ‘padre abbastanza’. Può darsi.
Poi emergono dai social del ragazzo dettagli che non sono dettagli ma sono chiari segnali di aiuto: aveva scritto pochi giorni fa di non sentirsi mai abbastanza, di essere stanco, di essere in una fase della vita in cui non gliene importa nulla di se stesso.
Poi tornano a galla vecchie interviste in cui dichiarava di sognare di fare il calciatore, ma che i genitori, ex pattinatori professionisti, non avevano tempo di portarlo agli allenamenti e allora ha ripiegato sul pattinaggio. Tutto sembra essere legato al triste filo rosso che accomuna più figli di quanti pensiamo: vivere nell’approvazione dei genitori. Esistere per riscattare le loro ferite, per dare a loro prima che a se stessi forse l’ultima possibilità di brillare nella vita.

Vista così è facile dare addosso a quell’uomo. Eppure di padri e madri di Malinin ne ho visti a decine.
Ne ho visti nei maneggi quando si incazzano al saggio con l’istruttore che tiene il cavallo ai bambini di cinque anni, non permettendo loro di sfoggiare le grandi abilità che hanno da dimostrare, ne ho visti fuori dai corsi di qualsiasi genere, quando ai bambini fa schifo suonare per esempio e li costringono a farlo per gonfiare il loro ego.
E non sono campioni olimpici, sono bambinetti che fino a due giorni prima avevano il pannolino, incaricati di restituirci quello che secondo noi la vita ci ha tolto.
Chissà sé quella sequenza di errori sono stati sono un caso, oppure l’inconscio di Ilia l’abbia sabotato per salvarsi. Uscire dal podio in certi casi è l’unico modo per essere visti davvero.
In quando al padre, nel nostro piccolo rischiamo di essere tutti così, ogni volta che vogliamo che i nostri figli ci risarciscano di quello che non siamo stati capaci di fare nella vita.
📚 Per approfondire su Stancamente Mamma:
📎 https://stancamentemamma.com/ilia-malinin-e-la-delusione-che-fa-male-ottavo-posto-alle-olimpiadi-2026-per-chi-stanno-davvero-correndo-i-nostri-figli/
Il caso di Ilia Malinin e il peso invisibile delle aspettative: quando i sogni dei figli rischiano di diventare il riscatto emotivo dei genitori.
📎 https://stancamentemamma.com/quanto-possiamo-essere-sfigati-e-noi-genitori/
Una riflessione sincera su quanto sia facile, senza accorgercene, proiettare sui figli desideri e ferite che non abbiamo mai davvero risolto.
📎 https://stancamentemamma.com/genitori-competivi-come-spegnere-le-passioni-di-un-figlio/
Quando l’entusiasmo dei bambini incontra la pressione adulta, il rischio è trasformare ciò che amano in qualcosa che pesa invece di nutrire.
✨ Per approfondire su Stancamente Mamma
Uno spazio per continuare a leggere storie reali, riflessioni profonde e parole che accompagnano davvero:
Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico
Se vuoi unirti al nostro gruppo privato “Stancamente Mamma / La stanza segreta”… CLICCA QUI

Lascia una risposta