Sulla plusdotazione si pensano tante sciocchezze, e definire un bambino “plusdotato” spesso é un’etichetta che fa sembrare perfino supponente il bambino stesso e presuntuosi i genitori. Che cosa avrà mai di speciale?
Invece dietro alla plusdotazione c’è un mondo che la maggior parte della gente ignora totalmente. La plusdotazione non sta nei voti, né nelle etichette che arrivano troppo in fretta. A volte emerge in un modo di pensare che corre veloce e insieme in una sensibilità che coglie perfettamente ciò che resta sospeso tra le persone. È un’intelligenza che non separa mai del tutto mente ed emozione, che attraversa le esperienze con intensità e cerca significato prima ancora di trovare parole.
Alcuni bambini percepiscono il mondo come un insieme di connessioni continue: idee che si intrecciano, immagini che prendono forma rapidamente, stati d’animo che vengono letti con naturalezza.
Che cosa significa davvero plusdotazione
La plusdotazione, o alto potenziale cognitivo, non coincide soltanto con un livello elevato di intelligenza, quello è il punto di partenza. È un intreccio di caratteristiche cognitive ed emotive che definiscono un modo particolare di stare nel mondo. Curiosità intensa, pensiero creativo, capacità logiche e uno sviluppo linguistico ricco spesso convivono con una forte sensibilità relazionale.
Molti bambini apprendono rapidamente e collegano idee con naturalezza, ma ciò che li distingue davvero è la qualità del loro sguardo. Non si tratta di essere diversi dagli altri, ma di vivere le esperienze con una profondità che rende ogni situazione più sfaccettata.
Riconoscere la psudotazione senza ridurre a luoghi comuni
Riconoscere un bambino plusdotato non significa cercare il 10 in tutte le materie, altrimenti tutti i bambini che riescono bene a scuola sarebbero plusdotati e così non é.
Più spesso si tratta di cogliere una continuità nel modo di pensare e di relazionarsi. Alcuni osservano molto prima di parlare, altri fanno domande profonde, altri ancora mostrano una naturale capacità di entrare in empatia con ciò che accade intorno. Non è distanza dal gruppo, ma una modalità personale di partecipare alle relazioni e agli apprendimenti.
Il test WISC: una lente, non una misura
Quando si arriva all’ipotesi di una valutazione, la WISC non è un esame da superare ma uno strumento di osservazione. Viene somministrata individualmente da uno psicologo e permette di comprendere come il bambino ragiona, organizza le informazioni e affronta problemi nuovi. Spesso emergono profili disomogenei: aree molto rapide accanto ad altre più lente. Non è un limite, ma una caratteristica frequente nei profili plusdotati. Più che il punteggio complessivo, è l’insieme delle diverse abilità a raccontare qualcosa di significativo. Durante la somministrazione, che dura diverse ore, il bambino può vivere momenti di grande coinvolgimento alternati a una stanchezza silenziosa. Non per la difficoltà delle prove, ma per l’energia richiesta dall’essere osservati mentre si pensa.
Dopo la valutazione: cambia lo sguardo
La restituzione del test raramente è solo informativa. Spesso segna un cambiamento nello sguardo adulto, offrendo una nuova chiave di lettura per esperienze già vissute. Non è una definizione definitiva, ma una lente che aiuta a comprendere meglio il funzionamento del bambino. Accanto al sollievo può emergere anche una fase di riflessione più profonda. La plusdotazione non cambia chi è il bambino, ma modifica il modo in cui viene osservato e accompagnato nel suo percorso.
Il gruppo dei pari: appartenenza e profondità
La scuola è prima di tutto uno spazio relazionale. Il gruppo dei pari rappresenta un luogo di confronto, crescita e scoperta reciproca. Molti bambini plusdotati partecipano pienamente a queste dinamiche, ma con uno sguardo particolarmente attento alle sfumature emotive. Non significa sentirsi fuori posto. Piuttosto, significa vivere le relazioni con una maggiore consapevolezza, alternando momenti di partecipazione intensa a momenti di osservazione più silenziosa.
Pensare con intensità
Molti bambini plusdotati vivono il pensiero come un processo rapido e intuitivo, fatto di immagini e associazioni che emergono prima ancora di trovare parole precise. Le neuroscienze descrivono spesso un’attivazione cognitiva intensa, caratterizzata da connessioni neurali ricche e da un’elaborazione ramificata delle informazioni.
Accanto a questa intensità mentale emerge una sensibilità percettiva elevata. Non è fragilità, ma una maggiore attenzione agli stimoli emotivi e sensoriali. Alcuni percepiscono con grande precisione il clima relazionale e sviluppano una forma di empatia naturale. Quando pensiero ed emozione viaggiano insieme, la realtà appare più ricca di dettagli. Questa intensità diventa spesso una risorsa creativa e relazionale, capace di costruire connessioni profonde con le persone e con le idee.
Restare visibili senza diventare un ruolo
Crescere dentro un gruppo significa trovare una posizione che cambia nel tempo. Alcuni momenti sono di partecipazione intensa, altri di osservazione. Non è distanza, ma parte del movimento naturale dell’identità. La plusdotazione non definisce una direzione unica. Quando viene riconosciuta senza essere semplificata, il bambino non deve scegliere tra appartenenza e autenticità: può restare sé stesso dentro le relazioni.
Vedere davvero la plusdotazione
La plusdotazione non è una definizione rigida e non è una strada già tracciata. È un modo di attraversare il mondo con uno sguardo che tiene insieme pensiero e sensibilità, intuizione e presenza. Forse la plusdotazione non chiede di essere spiegata fino in fondo. Chiede solo di essere vista per ciò che è: uno sguardo che sente e pensa insieme, capace di abitare il mondo senza dover scegliere tra profondità e appartenenza.
✨ Bibliografia
Kazimierz Dabrowski — Psychoneurosis Is Not an Illness
Un testo fondamentale per comprendere il concetto di intensità emotiva e lo sviluppo psicologico profondo spesso associato alla plusdotazione.
Linda Kreger Silverman — Giftedness 101
Una guida chiara e accessibile che esplora le caratteristiche cognitive ed emotive dei bambini plusdotati senza ridurli a un semplice punteggio.
Steven I. Pfeiffer — Essentials of Gifted Assessment
Un riferimento importante per capire il significato delle valutazioni cognitive e l’utilizzo di strumenti come la WISC in una prospettiva più ampia.
Jeanne Siaud-Facchin — Troppo intelligenti per essere felici?
Un libro molto conosciuto che affronta la plusdotazione dal punto di vista psicologico ed emotivo, con uno sguardo attento alla vita interiore.
James T. Webb e colleghi — Misdiagnosis and Dual Diagnoses of Gifted Children and Adults
Un testo che aiuta a comprendere quanto sia facile fraintendere alcuni comportamenti dei bambini plusdotati quando non vengono letti nel loro contesto.
Daniels & Piechowski — Living with Intensity
Un’opera dedicata all’intensità emotiva e alla profondità dell’esperienza dei bambini e ragazzi ad alto potenziale.
David Wechsler — WISC-V – Wechsler Intelligence Scale for Children
Il riferimento principale per comprendere la struttura del test WISC e il significato dei profili cognitivi.
Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico
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