Principesse Disney: Cenerentola nello sguardo di un maschio

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A scanso di equivoci lo dico subito: io con le Principesse Disney ci sono cresciuta e le ho amate tantissimo, si sappia. Erano gli anni ottanta e le vedevamo in vhs, non so quante volte ad esempio io sia tornata indietro e abbia rivisto in ogni dettaglio la scena in cui la Fata Turchina trasformava il vestito di stracci di Cenerentola al ritmo di “Bibidi, bobidi, bu” in quel meraviglioso abito azzurro che ha fatto sognare e sicuramente fa sognare ancora generazioni di bambine. E dopo di lei ho amato anche le altre, Ariel, Belle, Biancaneve immedesimandomi nelle loro avventure, nei desideri mancati, negli obiettivi raggiunti.

Ultimamente ho spostato i miei libri di bambina da casa di mia mamma agli scaffali della mia libreria. Anche mio figlio di cinque anni inizia a chiedermi di leggerglieli, è incuriosito dalle immagini, e soprattutto mi rendo conto che si fa molte domande, spesso quelle “giuste”, che io da bambina ad esempio a suo tempo non mi sono mai posta in certi termini per lo meno.

Cenerentola e Pretty Woman

Principesse Disney, Cenerentola: da vittima di bullismo a principessa

Nel lontano 1950 nelle sale cinematografiche debuttava una nuova principessa Disney, destinata a rimanere nell’immaginario collettivo negli anni a venire. Cenerentola, una giovane donna bellissima e di umili origini che grazie a una fatina ha una possibilità nella vita: quella di cambiare per sempre la sua esistenza e di affrancarsi finalmente dalla matrigna e dalle sorellastre, invidiose della sua bellezza e delle sue virtù. Proprio Walt Disney dichiarò che la sua scena preferita in assoluto fosse proprio quando il vestito logoro di Cenerentola si è trasformato nell’abito da favola che tutte conosciamo.

Ma la storia di Cenerentola è un mito molto antico. La sfortunata protagonista in 24 ore riesce a liberarsi dai suoi nemici e a diventare una principessa, sposando appunto il principe azzurro, in originale “Prince Charming” ovvero “Principe Affascinante”. Il mito ha origini lontane: nasce infatti dalla favola di Rodopi, la schiava greca al servizio del ricco padrone in Egitto. Bullizzata dalle altre schiave, invidiose dell’attenzione del padrone nei suoi riguardi, Rodopi é sempre più sola. Un giorno il padrone le regala un paio di pantofole in oro rosso e questo non farà altro che attirare ulteriore invidia da parte delle altre donne. Un giorno una pantofola giunge al faraone Amasis, personaggio realmente esistito nella storia che decide che prenderà in moglie la donna che calzerà la pantofola. Ed ecco quindi, rivisitata, la storia della scarpetta. Sono presenti anche altre versioni della fiaba, in Cina e in Italia, dove nel 1634 Gianbattista Basile scrive La Gatta Cenerentola, mentre la versione dei fratelli Grimm, senza dubbio la più celebre, risale al 1812. Con qualche differenza, questa ultima versione sarà quella da cui Disney ha preso ispirazione rendendolo un classico immortale e debuttando in tutto il mondo con un successo senza precedenti: Cenerentola è stato ridistribuito nelle sale per cinque volte negli Stati Uniti e sette in Italia, con un incasso di 85 milioni di dollari. “Sei puoi sognarlo, puoi farlo” sosteneva Walt Disney. In effetti, il successo è diventato realtà e la figura di Cenerentola è andata ben oltre gli schermi, entrando a far parte dell’immaginario comune.

Il motto di Cenerentola: sognare e sperare bastano per realizzare i sogni?

Cenerentola aspetta la sua occasione: “Tu sogna e spera fermamente, dimentica il presente, e il sogno realtà diverrà canticchiava sospirando la bella fanciulla con voce melodiosa. Sperare e aspettare che qualcosa o qualcuno cambi la tua situazione. C’è da dire ad onor del vero che la Disney ha cercato negli anni di affrancarsi da questi modelli di donna proponendo e rappresentando eroine intraprendenti, coraggiose, protagoniste e volitive, segno del cambiamento dei tempi, ma questo non significa che i classici non si possano rileggere.

Certo, a cinque anni a me interessava il vestito, la fatina, il principe, il cavallo bianco. Ero ammirata dalla bellezza di questa fanciulla, dalla sua grazia, a quarant’anni mio figlio mi chiede di leggergliele e lo faccio con piacere, ma ovviamente quello che vedo oggi è molto diverso da quello che vedevo allora. E lo vedo anche in Biancaneve, lo vedo in Belle, in Ariel, lo vedo in molti modelli non solo di donna, ma di società proposti ai piccoli. Per quanto riguarda le donne, è praticamente scontato quello che c’è da dire: proporre alle bambine la bellezza come principale chiave del successo non è particolarmente educativo, o meglio, non in certi termini. La bellezza non va certo demonizzata, anzi, ma c’è ben altro.

Anche il principe azzurro è bello e prestante, ma il principe “sa fare”, il principe sale sul cavallo e parte per nuove avventure sfidando se stesso, lei no, lei aspetta che qualcuno la noti per l’unica cosa per cui lei crede di meritare attenzione, ovvero la bellezza e aspetta passivamente che qualcuno la salvi. L’inghippo è qua, non nella bellezza. La bellezza in sé non è mai un problema, è un problema raccontata in questi termini probabilmente. Sarebbe davvero rivoluzionario se al rintocco della mezzanotte il principe la vedesse per quello che è e la scegliesse anche così, nella sua bellezza e nella sua verità, ma questa è un’altra storia forse,

Principesse Disney e stereotipi culturali

Quello che c’era da dire per quanto riguarda le donne era fin troppo scontato, oltre al fatto che questa ragazza non riesce mai a dire di no e non si sogna nemmeno di disobbedire ad ordini ingiusti e cattivi.

Mamma, perché Cenerentola non sa andare a cavallo?

Il bello viene proponendo la storia ai maschi, ovvero a mio figlio: è già la terza volta che mi chiede questi classici, e lo vedo sempre meno convinto. Dalle domande che fa, qualcosa non gli suona, e io ne prendo atto con un certo sollievo.

Intanto è come se alcuni passaggi della storia facessero fatica a persuaderlo e lo capisco da quello che mi chiede. Allora lei adesso non ha più il vestito? Perché non scappa dalle cattive (ovvero perché é così passiva davanti alle ingiustizie), ma la migliore è stata perché il cavallo ce l’ha solo lui? (mio figlio a cavallo va per davvero e per fortuna ci sono molte bambine). Il messaggio è: perché non prende molto prima un bel cavallo bianco e se da’ a gambe levate? Che dire, mi ha fatto piacere, una realtà in cui ci sia qualcuno completamente “immobile” davanti alle difficoltà e incapace di reagire non è una realtà che reputa credibile.

Il principe azzurro a cavallo

E tutto sommato, anche per un maschio, che responsabilità enorme deve essere salvare una donna da se stessa, dalla sua infelicità, dai suoi desideri mancati?

Beh ho detto, sai una cosa? Questa favola è fatta così, ma è una favola, è fatta per immaginare.

Nella realtà però se una ragazza vuole cambiare la sua vita sai cosa fa?

Prende la porta,

e lo fa.

Spero che vi sia piaciuto questo articolo dedicato al tema delle Principesse Disney, se vi fa piacere lasciate i vostri commenti qua sotto.

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