Che cosa pretendiamo dalle nostre madri?

1024 703 Stancamente Mamma

Avere un figlio ha cambiato la mia prospettiva su molti aspetti della vita. Ho iniziato a guardare alle donne, alle madri, alla mia di madre, sotto un’altra luce e con altri occhi. Non ho scelto di usare un nuovo punto di vista, mi è capitato e basta, spesso anche confrontandomi con altre persone o confrontando la mia esperienza.

L’altra sera ho incrociato una mia conoscente sotto casa, era un po’ che non la vedevo, ha una bambina di due anni e tornava a casa dal lavoro. Due parole, come stai, come va il lavoro, come sta la bambina. E percepisco che ha voglia di sfogarsi, sensazione giusta. Mi racconta che non avevano preso la bambina al nido e che riuscita a rientrare in ufficio perché la mamma e la suocera si alternano nella cura della figlia. Bene dai, le dico, almeno ci sono loro che vi sono vicine. Ma non la vedo convinta.

Mi risponde che non va così bene come sembra perché entrambe le nonne in poche parole sono una frana nel gestire le routine, coi pasti e via discorrendo. In realtà sento sempre più spesso questo genere di discorsi ma quello che mi ha colpito è il cambiamento rispetto a come vedevo le cose prima e come invece le vedo oggi. Un tempo avrei pensato probabilmente ha ragione lei, arriva sicuramente stanca dal lavoro e molto probabilmente non è serena per come viene gestita la giornata e via discorrendo. Ora, onestamente, non so.

Non lo so perché al di là dell’etichetta, del ruolo sociale, che prima da figlia per me erano preponderanti, da madre e da adulta ora vedo prima la donna, l’essere umano.

Che cosa pretendiamo dalle nostre madri?

Prima madri, poi nonne, ma sempre a disposizione degli altri

Da figlia sono stata anche io implacabile con mia madre, quando sono diventata madre non gliene ho fatta passare una, ma forse è così che si cresce, mettendo in discussione gli adulti , le esperienze, i punti di vista. Poi però qualcosa mi è scattato dentro e quando sento questi racconti ragiono più da donna e meno da figlia e mi immedesimo.

Mi chiedo che cosa ci aspettiamo dalle nostre madri, che cosa pretendiamo dalle nostre madri tutta la vita? Prima che crescano i loro figli, che siano grate alla vita di questa esperienza, che non si lamentino. Poi diventiamo adulti, le valutiamo spesso in modo molto severo, e nonostante tutto continuiamo spesso a pretendere che facciano, che siano lì, che stiano a disposizione e che lo facciano come noi ce lo aspettiamo, come noi glielo chiediamo. Mi sono messa nei panni di quelle nonne criticate, due donne probabilmente settantenni, che hanno cresciuto bene o male i loro figli, che hanno fatto la loro parte per come potevano, che ancora una volta sopperiscono in prima persona a uno Stato e servizi che in questo Paese fanno acqua da tutte le parti, drammaticamente ogni giorno. E nonostante tutto, ancora c’è qualcosa che non va bene, ancora c’è qualcosa che ci delude. Dalle madri pretendiamo perfezione, sempre. Una perfezione e una dedizione che non si chiede a nessuno, tranne che a loro.

Avrebbero anche il diritto di dire, dopo una vita di lavoro, ti voglio bene e amo i miei nipoti, ma voglio il mio tempo libero, perché è mio, perché ne ho diritto, dopo tanti anni a pensare agli altri, desidero pensare a me. Molte non lo fanno, ancora una volta per senso del dovere e per aiutare i figli, ma fa male rendersi conto che questo spesso non è riconosciuto, è preteso, si pretende di averle non disponibili, ma a disposizione, tutta la vita. Non spetta a una donna di settantanni impostare la routine serale, non sono i suoi figli, l’ha già fatto a suo tempo.

Si parla spesso di aiuto, ma questo forse non è aiuto, non la vicinanza che spetta a un genitore. Queste sono pretese, a vita. Rinunci al tuo lavoro troppo spesso da madre, rinunci al tuo tempo libero da nonna. Perché? Perché c’è sempre qualcuno prima di te. Molte altre volte sento dire che sì, mia madre si occupa dei miei figli perché tanto é in pensione, non ha niente da fare. Probabilmente non è vero che non ha nulla da fare, sceglie di starti vicino e magari le pesa, e per amore non lo dice, perché quando si fa qualcosa per amore non lo si dovrebbe rinfacciare mai. Da figlia vedevo alcune cose, da madre ne vedo molte altre ora. Dovresti essere contenta, hai un figlio. Dovresti essere contenta, hai un nipotino. In quel condizionale ci sono troppe parole non dette, troppe rinunce date per scontate, star vicino a un figlio non equivale ad essere al suo servizio, forse l’equivoco sta in parte qui. Forse sarebbe ora di smettere di dire alle madri (anche alle nostre di madri), come devono sentirsi.

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